Canto libero #1. Intervista a Fabio Red Rosso

Canto libero #1. Intervista a Fabio Red Rosso

 

Inauguriamo oggi un ciclo di brevi interviste che ci porteranno a conoscere più da vicino le diverse anime che compongono i Canto Libero. Quella che segue è quindi la prima delle 12 interviste che potrete seguire nelle settimane, avvicinandoci inesorabilmente al 27 Dicembre [ INFO EVENTO ], data eccezionale per Canto Libero, che li vedrà impegnati sul palco del Teatro Stabile Friuli Venezia Giulia sta volta con la partecipazione straordinaria del maestro Mogol.

Per chi non lo conoscesse Canto Libero è un progetto musicale di altissimo livello, proposto per omaggiare le canzoni della storica accoppiata Battisti – Mogol. Nato da un’idea di Fabio Red Rosso e diretti da Giovanni Vianelli, la band propone uno spettacolo unico nel suo genere per qualità musicali e scenografiche, ricordando questi due grandi artisti in un viaggio ricco di emozioni.

Abbiamo pensato di iniziare questa serie di interviste, con Fabio “Red” Rosso, voce e ideatore dei Canto Libero.

Quando e com’è stato il tuo approccio con il canto? E quali sono state le esperienze musicali che hai fatto prima di iniziare questa avventura con Canto Libero?

Ho iniziato a suonare il pianoforte da autodidatta a casa a 15 anni, da ragazzo. La voglia di suonare assieme agli altri è stata una naturale conseguenza. Per molto tempo ho suonato come organista-corista con una band di Soul Music, i Soul Bandido. Un’esperienza lunga 10 anni girando tra feste, club, piazze. Quando si concluse quella bellissima avventura, decisi assieme agli amici Angelo Chiocca e Stefano “Skizzo” Marchesini, di formare una nuova band. Volevamo una sezione fiati, e si aggiunsero un parte dei vecchi banditi. In questa nuova avventura, volevamo anche una voce femminile, così decidemmo di chiamare Joy. E quindi, Jimmy alla batteria e Dibia alle tastiere. In pratica, il nucleo degli Overfunk [ una band di funk e disco 70 molto in voga in quel periodo ]. Infine, ma non meno importante, il grande Marco Vargiu al basso, fortissimo bassista R’n’B in circolazione. Così nacque la S.I.P. Band. Un’esperienza fondamentale che mi permise di girare tra festival, club e piazze in Italia e all’estero, e crescere artisticamente. Sono stati 5 anni meravigliosi e pieni di gioie. Con loro realizzai quello che sognavo e alla band durante la sua attività si aggiunsero altri due grandi musicisti con i quali mi trovai in sintonia: Francesco Cainero e Giovanni Vianelli.
Dovete tener conto che per un dopolavorista come me, fare delle date prestigiose come quelle per il Giro d’Italia in piazza Unità, il Trieste Love Jazz in piazza Verdi, il Porretta Soul Festival, il Montreaker Blues Festival in Croazia, erano davvero un sogno. E posso dire di averlo realizzato. Sono felice di questo!

Parliamo del tuo rapporto con Battisti. Che rapporto avevi in precedenza con la sua musica e come ti rapporti ora dopo averla studiata, suonata e portata sul palco?

Devo ammettere che ho sempre amato questo grande artista, fin da ragazzo. Ricordo un episodio in cui, affascinato dai dischi di mio papà, insistentemente gli chiesi: Qual’è il brano più bello di Battisti? E lui, pressato dalla mia insistenza, rispose: “EMOZIONI.” Ma dal tono capii che in fondo non lo pensava, perché al solito mi diceva che c’erano talmente tanti brani meravigliosi, da non poterne sceglierne uno.
Ora, dopo aver studiato molto la sua musica, devo dire che Battisti mi ha sorpreso ancor di più. Posso dire, che secondo me, è stato il più grande artista che abbia mai attraversato il panorama musicale italiano, per quantità e qualità di brani. E poi, io amo anche la sua voce.
Quando sono sul palco, ho grande rispetto per quel che faccio, intendo nei suoi confronti, e spero sempre, di farlo al meglio. Di certo ci metto tutto me stesso. E spero di trasmetterlo al pubblico e che il pubblico lo percepisca e apprezzi.

Il 27 Dicembre sarai sul palco della tua città assieme al maestro Mogol. Sicuramente ci saranno tantissimi pensieri ed emozioni che si sovrappongono. Ce ne diresti uno, tra tutti questi, che ti fa piacere condividere con il pubblico che verrà a vedervi?

Con chi sarò sul palco? Nooooo, davvero? Non ci credo ancora. Ma in effetti, recentemente, grazie ai successi raccolti da Canto Libero, ho avuto modo di conoscere il maestro Mogol, in persona. Un pilastro della storia della musica italiana, e per me, il più grande autore.
Già in tempi non sospetti, sull’onda dell’entusiasmo e dopo i svariati riscontri più che positivi ricevuti dal pubblico, ci eravamo attivati per cercare di portare in scena a Trieste una data d’eccezione assieme al Maestro.
Sono stato molto più fortunato del previsto perché dovevamo incontralo appena a Dicembre. Invece, siamo stati accolti a casa sua. Ho cenato con lui, con la moglie e assieme ad alcuni amici e componenti del nostro “team”. L’opportunità di questo incontro però è stata un’occasione che non era direttamente collegata allo spettacolo a Trieste. In questo periodo così denso di entusiamo e riscontri positivi, Ariella Petelin e Fabrizio Somma ci avevano invitato a realizzare un mini-tour tra Slovenia e Croazia, in occasione, della settimana della lingua italiana nel mondo con l’alto patronato del presidente Mattarella. Serviva un breve spot con Mogol, e siamo andati.
Insomma, sembrava che tutto tramasse per permettere questo incontro, che ancora mi sembra irreale. Direi che troveremo solo lì, sul palco del Teatro Rossetti, il nome a questa emozione, di quando saremo assieme sul palco e davanti al pubblico di Trieste.
Naturalmente ci sono altri sentimenti, più intimi, che rimarranno fissati nella mia memoria. A casa di Mogol, ho avuto il piacere di star da solo con lui per una decina di minuti. Ma vorrei tenerli per me. Al Politeama, di quell’incontro, racconterò solo un episodio successo durante la cena, niente di “filosofico”, e piuttosto divertente. Ma non voglio anticipare nulla. È stata una serata che ricorderò per sempre e porterò nel mio cuore.

Ognuno di voi contribuisce a suo modo a rendere Canto Libero uno spettacolo particolarmente emozionante, siete un gruppo che dimostra di essere affiatato, forse proprio grazie alle vostre differenze. Prima di chiudere questa breve intervista, per curiosità, ci diresti qual è l’ultima canzone che hai ascoltato oggi o, se preferisci, ci consiglieresti una canzone – non necessariamente di Battisti- che per te dovremmo assolutamente ascoltare?

Questo gruppo, Canto Libero, è qualcosa di straordinario. Non parlo della qualità dei singoli musicisti, che conoscerete meglio mano a mano e che è molto alta, e questo si sa, il pubblico lo sente. Parlo piuttosto di qualcosa in più. Siamo una band che per un anno ha provato fino allo sfinimento, ogni giovedi finivamo alle 2 o le 3 di notte. E ogni domenica io, Joy e Katy andavamo a casa di Giovanni a provare le voci. Tutto questo solo per la passione, per l’entusiasmo che questo progetto ci trasmetteva. Tutti noi sentivamo che stava nascendo qualcosa di unico di magico. Non si trattava di fare delle belle cover di pezzi che amavamo. È uno spettacolo studiato nei minimi dettagli, nulla era lasciato al caso, arrangiamenti curatissimi, dinamiche, e scenografie, videoproiezioni, tutto studiato nei dettagli. Insomma, ci abbiamo messo il cuore. E il segreto è che stiamo bene tra noi, siamo sempre più affiatati anche sul palco, a nessuno pesa venire alle prove e ci frequentiamo molto anche fuori dai concerti.

Sono contento di essere il cantante, la voce, di una band così forte. Ne sono orgoglioso. E, permettetemi, colgo questa occasione per ringraziare tutti loro, veri e propri compagni di viaggio. E uno in particolare, il nostro direttore musicale, Giovanni Vianelli. So di essere molto fortunato ad avere nel progetto un braccio destro come lui. Un musicista straordinario, unico, e una persona piena di cuore, un amico vero, che ha creduto in me fin da subito, quando tutto questo questo era ancora un’idea nella mia testa. Tutta la band lo ha seguito e ad ogni brano che prepariamo lui tira fuori il massimo da ognuno di noi. Forse è un discorso difficile da spiegare e capire, un musicista per capire quello che voglio dire, deve solo lavoraci assieme. Il pubblico può sentirlo solo stando sotto il palco. Punto.

L’ultima canzone che ho ascoltato oggi? Oggi ero alle prese col mio lavoro quotidiano, sono odontotecnico quando non canto. E devo dire che non ho l’abitudine di ascoltare musica mentre lavoro, ma se posso consigliare un brano, ne sceglierò uno di Battisti, che tra l’altro -attenzione!- abbiamo appena inserito nella scaletta dello spettacolo. Il brano preferito dallo stesso Battisti: Questione di cellule.
Un ultima cosa, voglio ringraziare tutto il pubblico che ha riempito sempre, fedelissimo, tutti i live fatti sinora. Sempre. Senza di voi la sotto il palco, non si può far niente.

Grazie di cuore, Red

Noi della Redazione vi lasciamo all’ascolto di Questione di cellule nella versione originale di Lucio Battisti.
Vi ricordiamo che la prossima intervista intervista per conoscere da vicino ogni membro del Canto Libero uscirà giovedì!

Credits
Foto: © EB, 2015
Video: ImpattoVisivo

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